I pastori di Arcadia del 1630 ed i pastori di Arcadia del 1639 di Nicolas Poussin

In questa relazione intendo prendere in considerazione due importanti opere di Nicolas Poussin, che a mio giudizio confermano quanto scritto nella relazione sul mosaico di Otranto. Ma prima di inoltrarmi nell’interpretazione delle suddette opere di questo artista, forse è bene ricordare in sintesi alcuni punti, data la vicinanza ai misteri di Rennes-le-Château dell’artista e di conseguenza quanto ci dice il monaco Pantaleone nel suo mosaico di Otranto, perché, anche Poussin, nelle opere citate ci parla della donna che Pantaleone ha disegnato come “Diana”.

La vita di Nicolas Poussin, per quanto ci è dato di sapere, è particolarmente legata al luogo di Rennes-le-Château, luogo e storia di cui i più sono venuti a conoscenza grazie al successo avuto dal libro di Dan Brown “Il codice da Vinci”. Ma  non possiamo dimenticare che Dan Brown, che solo nella prima edizione del libro scrive che per il romanzo si è basato su documenti esistenti, scrive il suo libro ispirato dal libro “Il Santo Graal” di Lincoln, Baigent e Leigh, cioè i primi a condurre ricerche ed a mettere per iscritto ciò che in seguito ispirerà Dan Brown per “Il codice da Vinci”.

A Dan Brown ed al suo romanzo bisogna riconoscere però che – grazie ad un successo straordinario, che non aveva avuto invece il libro “Il Santo Graal” – ha portato molta, moltissima gente a conoscenza di cose prima ignote. Ed è nostra opinione che la reazione, esagerata, di “difesa” della chiesa al romanzo, è stata tale sia per il successo avuto dal romanzo sia perché l’autore del libro, pur se con la fantasia del “giallista”, si è avvicinato alla verità.

L’autore del Codice da Vinci si è avvicinato alla verità e la chiesa ha “tremato”, per questo quella reazione, perchè la verità vera farebbe cadere la chiesa cattolica ed i dogmi su cui poggia. Infatti, se è vero quanto è stato detto da un testimone ad Henry Lincoln sull’esistenza di un documento (che se esistesse riporterebbe solo una parte di verità, non tutta) dove è scritto che Gesù è morto nel 45 d.c., la “verità  vera” ce l’ha in mano chi possiede oggi quel documento. E se ciò fosse provato cadrebbe totalmente la base su cui è fondata la religione cristiana: la resurrezione di Gesù.

Rennes-le-Château è un piccolo paesino della Linguadoca, la regione della Francia dove il popolo occitano, seppur appartenente a religioni diverse, riusciva a collaborare e convivere in pace. E questi luoghi, che la leggenda racconta siano quelli dove sbarcarono le tre donne provenienti dall’Egitto, sono quelli dove si era sviluppata maggiormente quella che veniva chiamata dalla chiesa cattolica “l’eresia Catara”.
  
Rennes-le-Château è vicina anche a Montségur, luogo in cui la chiesa cattolica nel 1244 portò a termine quello che fu solo la fine di quanto aveva iniziato tempo prima, il 22 luglio del 1209 a Béziers, dove compì la più grande strage del popolo occitano.

Da quanto ci è stato raccontato di quella strage, in poche ore tra catari, ebrei e cattolici furono massacrate oltre 20.000 persone, e di quella strage ricordiamo anche le famose parole che il legato papale Arnauld Amaury rispose a chi gli chiedeva  come regolarsi per riconoscere gli eretici in mezzo agli altri: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”.

Senza necessariamente risalire ai Merovingi, Visigoti, Teodorico, Dagoberto, ai Carolingi ed a tutti gli altri, le cui discendenze e storie a chi si occupa di questi argomenti sono note, tutto può tornare se riflettiamo sui fatti di cui siamo venuti a conoscenza con le ricerche di Henry Lincoln. Questi ci ha spinto a cercare di sapere quanto avevano scritto anche altri ricercatori che hanno trattato l’argomento prima e dopo di lui, compresi gli autori del libro “Il serpente rosso”  la cui morte quasi in contemporanea è a dir poco sospetta. Per esempio, a rigor di logica, potrebbe diventare un’ipotesi molto verosimile che il segreto di stato riportato nel testamento del marchese di Blacheford nel 1244 (anno in cui la chiesa commetterà a Montségur la grande strage Catara) si riferisca a quanto realmente successo nel 33 d.c., che secondo noi è quanto scriviamo nella relazione sul mosaico.

Questo spiegherebbe anche il perché della presenza delle croci con il Cristo al femminile nel cimitero di Rennes-le-Château (croci oggi rimosse), e quel “segreto di stato”, quello messo dal marchese di Blachefort nel testamento,  potrebbe essere lo stesso segreto di cui Dan Brown, nel suo romanzo, scrive fosse depositario Goffredo di Buglione e che sembra riguardasse qualcosa della sua famiglia accaduto ai tempi di Gesù.

Dopo la prima Crociata terminata con la conquista di Gerusalemme, Goffredo rifiutò di esserne incoronato re di Gerusalemme, fu eletto pertanto Re della città suo fratello Baldovino e lui accettò la carica di difensore del Santo Sepolcro (ma De Payens, cugino di Bernardo di Chiaravalle, riconosciuto in seguito come il primo capo templare, prima che partissero i Crociati era già a Gerusalemme, che ci faceva?).

Riferendosi a documenti realmente consultati, Dan Brown scrive che il Priorato di Sion fu fondato da Goffredo di Buglione dopo la conquista di Gerusalemme. La leggenda racconta che Goffredo era tra i primi nove che fondarono l’ordine templare. I primi Cavalieri che scavarono sotto il tempio di Gerusalemme, diventati poi Cavalieri Templari, trovarono sotto al tempio la prova del segreto di famiglia che Goffredo custodiva?? Se, come abbiamo letto, il segreto custodito da Goffredo riguardava un qualcosa accaduto ai tempi di Gesù, se i Templari nel loro rito iniziatico ai neofiti dell’ordine facevano sputare sull’immagine di Gesù, riteniamo molto verosimile che il segreto custodito da Goffredo di Buglione fosse lo stesso che il marchese di Blachefort chiamò segreto di stato e mise nel suo testamento, e che quel segreto sia quanto ci “ha detto” Pantaleone nel mosaico di Otranto: la frode di Gesù.
E quel segreto, potrebbe essere lo stesso che confessò nel 1781 la marchesa d’ Hautpoul Marie de Negri d’Ablès in punto di morte al curato Antoine Bigou, dandogliene prova con i documenti a lui consegnati e dicendogli che quel segreto doveva essere tramandato. E quanto scritto sulla sua lapide, cioè Et In Arcadia Ego, potrebbe significare che anche lei faceva parte di Arcadia, cioè di quella Stirpe, le cui origini partivano appunto da quella terra.

In ciò potrebbe essere la spiegazione del perché, il curato, dieci anni dopo la morte della marchesa d’Ablès –  avvenuta il 17 gennaio del 1781 – lasciò “indicazioni” affinché qualcuno scoprisse il segreto e ne ritrovasse le prove. Questo qualcuno che trovò quegli “indizi”, grazie ai restauri dovuti apportare alla chiesa, fu Berenger Saunière circa settanta anni dopo.

È evidente che il curato voleva dire, senza tradire il segreto della confessione, cose precise con quei gesti. Forse perché aveva capito che era arrivato il momento che qualcuno cominciasse a fare in modo che la verità venisse fuori, ed evidentemente lo fece in modo neanche troppo difficile da capire vista la rapidità con cui Saunière trovò gli “indizi” e tutte le cose a cui quegli indizi portavano.

Ma dalle modifiche ed dagli “strani messaggi cifrati”, che in seguito alle scoperte Saunière ci ha lasciato nella chiesa, dal comportamento che assunse dopo quella scoperta, ci sorgono forti dubbi sul fatto che trovò solo le pergamene che portò a far esaminare a Parigi e le reliquie trovate nella colonna dal campanaro, che sembra fossero della regina Blanche de Castille (bruciata sul rogo di Montségur e che senz’altro era una discendente di Maria), figlia del marchese di Blachefort. Evidentemente è vero che trovò anche gli scritti con l’albero genealogico della famiglia, e da quello forse arrivò anche a qualche erede ancora vivo. Sicuramente trovò ancora altro, ma quello che trovò, spiegava comunque una discendenza registrata al maschile? La discendenza di Maria, da quanto abbiamo imparato, si sarebbe dovuta registrare al femminile e non sappiamo se ciò è stato fatto.

Saunierè, dopo aver ricevuto un permesso di 5 giorni dal suo vescovo, Mons. Felix Billard  (che c’è chi scrive fosse un appartenente al Priorato), per andare a Parigi a condurre le dovute verifiche,  vi si trattenne invece tre settimane. Anche se possiamo motivare questo come il tempo necessario per avere la risposta sull’esito di veridicità o meno dell’esame sulle pergamene, evidentemente Saunierè contattò altre persone e, se acquistò copia dei quadri che conosciamo, sapeva già esattamente dove cercare, cosa cercare e anche chi contattare.

Da quanto abbiamo letto sulle vicende di Saunière dai racconti riportati dai vari ricercatori e scrittori, ci rifiutiamo categoricamente di credere che le alte gerarchie ecclesiastiche di Roma – di cui a quella data era capo Giacchino Pecci, papa Leone XIII, di cui ritroviamo anche lo stemma sulla chiesa di Rennes – non furono informate di tutto. E l’improvvisa ricchezza di Saunière riteniamo provenisse proprio dalla cifra che Leone XIII sborsò (magari insieme agli Asburgo, intenzionati a mantenere il segreto di famiglia) al parroco per mantenere il silenzio e per la consegna dei documenti.
Ma cosa poteva esserci in quei documenti? Poteva esserci anche un qualcosa che rivelava la provenienza della razza umana?? Crediamo di sì. Anche perché fu proprio Leone XIII, il papa che non a caso era un cultore di Dante, a costruire il grande telescopio nella residenza estiva di Castel Gandolfo.

A cosa serviva un telescopio a dei pastori di anime? A cosa serviva un telescopio a chi diceva che oltre la Terra non esisteva vita? Non dimentichiamo che questo strumento era stato inventato da Galileo, personaggio per loro eretico e che a quei tempi ancora la chiesa non aveva riabilitato. Lo ha fatto il 31 ottobre 1992.

Dalle ricerche che abbiamo fatto su Gioacchino Pecci, abbiamo letto che ha lasciato i notes contenenti le spese effettuate come papa ai suoi parenti. Perché Leone XIII avrebbe lasciato ai suoi eredi i notes con le sue spese di papa? Che senso ha lasciare un’eredità del genere? Che su quei notes ci sia registrata la cifra che Leone XIII ha pagato a Berenger Saunière per la consegna dei documenti e per il suo silenzio? E li ha lasciati ai suoi parenti, che forse neanche sanno cosa hanno in mano, pensando che fossero una prova del pagamento che fece a Saunierè più al sicuro in mano ai parenti che in mano ai gerarchi della chiesa?

Evidentemente, a suo tempo, le alte gerarchie ecclesiastiche pensarono che nonostante le rivelazioni e le prove di quelle rivelazioni, era ancora il caso di continuare a mantenere il segreto.. o i segreti.., perché rivelarli avrebbe significato la caduta dell’istituzione ”chiesa”. Ottusi come sono, e questo lo scriveva anche Dante quando “ lasciava suggerimenti” nella Divina Commedia per la donna del futuro, è evidente, che non hanno mai capito quale fosse la reale importanza di rivelare la verità.

Il 13 luglio del 1917, solo 14 anni dopo la morte di Leone XIII, quando era divenuto papa Benedetto XV, ci sarà però l’apparizione di Fatima, apparizione aliena, dove la “Madonna”, oltre che metterci in guardia dicendoci che nei tempi finali sul trono di Pietro siederà il Maligno (*1) dirà altre cose che accadranno nel futuro, che non sono senz’altro solo quelle delle guerre che ci sarebbero state. Ma ancora continuarono e continuano a mantenere il segreto su quanto la “Madonna” in quell’apparizione aliena  veramente disse.

Un fatto che rafforza questa mia opinione è la reazione, esagerata, della chiesa al libro di Dan Brown Il Codice da Vinci. Erano stati scritti altri libri prima di quello, non erano romanzi, ed erano ben più intriganti precisi e ben documentati sull’argomento, e tutte quelle difese e quel fracasso la chiesa non l’aveva mai fatti per gli altri libri.
Evidentemente Dan Brown, grazie al libro Il Santo Graal da cui prese ispirazione, andò molto vicino alla verità, ed il successo che stava avendo “Il codice da Vinci” preoccupava… infatti, seppur alla fine Dan Brown non giunge alla giusta conclusione, sono state tante le persone che sono venute in contatto con quell’enigma, e ciò era – ed è – molto pericoloso per la Chiesa.

In questa storia è tutto così semplice da capire, ma è incredibile perché evidentemente sembra tutto troppo assurdo per essere vero, perché dovremmo rivedere oltre mille anni di cose non comprese e duemila anni di bugie e contraffazioni, ma confido molto che arriveremo alla verità in breve tempo.. ed in tempo.

Anche la parola Graal, che significa contenitore, e che è stata legata erroneamente nel tempo al calice dell’ultima cena (cena mai avvenuta, almeno per il motivo a noi tramandato) accendendo la fantasia di tanti mistici e tanti ricercatori, mi sembra semplice a questo punto da capire che significhi solo che il nostro corpo è un “contenitore” in quanto contiene l’Anima (o l’Alieno). Il corpo dove si incarna l’Elohim, o il Signore, in “modo ufficiale” (che, come è scritto nell’Apocalisse, sarà l’agnello tra i lupi) è una persona uguale alle altre, ma è la persona che dovrà fare delle cose importanti, quindi le viene aperta la porta del nous (*2), cioè viene messa in condizione ed aiutata a comprendere molte delle cose Superiori. È una persona uguale alle altre ed insieme a molte altre fa parte di un grande Disegno.

Il 2012 è così vicino… e se si conoscono almeno un po’ le profezie, è così chiaro cosa dovrebbe accadere perchè siamo in tempi finali...

Durante le mie ricerche ho avuto l’opportunità di conoscere molte persone, a qualcuna di loro, pensando di dire una cosa non conosciuta, quando ho detto che Maria era il Messia atteso, mi sentita rispondere con sorpresa: “Come, non lo sapevi? Sì che era Maria il Messia!” Ma a queste persone, che pur erano a conoscenza di questo segreto, non è mai venuto in mente che se Maria non è stata riconosciuta qualcosa di preciso non è potuto accadere!??

Comunicando a più di qualcuno la mia preoccupazione su quanto si dice sul 2012, tra le altre cose, mi sono sentita anche rispondere, che è vero che il 2012 sarà un momento di passaggio importante e che potrebbe esserci la morte di tanta gente, ma che sarà solo un cambiamento di crescita spirituale.

Cosa accadrà veramente forse nessuno lo sa, quello che di giorno in giorno va accadendo al nostro pianeta ci dice però che non saranno cose positive se subito le Verità che devono essere dette non verranno dette ed immediatamente non cambiamo comportamento, facendo in modo così che la Terra riprenda la sua giusta Vibrazione. Ma una cosa su cui non ho sentito nessuno interrogarsi è l’avverarsi delle profezie.
Se è riconosciuto che siamo in tempi finali, se tante profezie sono state fatte e riferite a questo tempo, quando dovrebbero avverarsi se non ora????
Certo, un’altra domanda interessante potrebbe essere: ma perché le cose devono andare proprio in questo modo?

Dovrebbe evincersi nella relazione sull’interpretazione del mosaico di Otranto, che quanto scriviamo di Maria sorella di Gesù (che è la Maria che la chiesa ci dice essere la madre di Gesù) è riferito a colei che conosciamo come Maria di Magdala, che era sposata con Giuseppe, e che la moglie di Gesù, che senz’altro è esistita, chissà quale altro nome aveva. Forse si chiamava anche lei Maria e questo potrebbe aver generato la confusione successiva sul fatto che Maria per essere creduta chiese l’aiuto di Gesù. Il che potrebbe essere perchè il nome Miryam tra gli ebrei era molto diffuso in quanto era il nome della sorella di Mosè.

Nella nostra relazione sul mosaico dovrebbe evincersi che il Messia deve essere donna e che il Sigillo deve averlo la donna per l’importanza che questa ha col legame del Femminino Sacro della Terra. Non a caso ci dovrebbe far riflettere anche l’importanza che dà Dante alla donna, che sembrava dovesse incarnarsi da lì a poco, facendo parlare in seguito di uno “stil novo”. Ma ciò dovrebbe insegnarcelo anche la storia passata dell’Umanità legata a miti come Iside, Cibele, Diana, Isthar, ecc.

La storia (“aggiustata”) di Gesù ci riporta che la donna incontrata al pozzo (Maria di Magdala appunto) “gli dà da bere”. Quel “dar da bere”  o “dare Acqua” è simbolico e va interpretato come “dare sapere”, un sapere che “placa l’arsura” alle domande che da sempre accompagnano l’uomo, su chi è, cosa ci fa su questo pianeta, e qual è il suo Destino, poi come viene il tutto rappresentato in seguito sono “costruzioni simboliche”.

Dopo questa breve sintesi introduttiva ci inoltriamo nell’interpretazione che ha dato motivo a questa relazione.

Diversi critici d’arte ritengono che Poussin si sia ispirato per le sue due tele che portano lo stesso titolo “I Pastori di Arcadia” al quadro “I Pastori di Arcadia” del Guercino, che è del 1622. Se si osserva il quadro del Guercino a cui ci si riferisce e le due tele di Poussin, e se si riflette su quanto scrivo nella relazione sull’interpretazione del disegno che il monaco Pantaleone fece nel mosaico di Otranto, tale accostamento potrebbe risultare vero.


Pastori di Arcadia del Guercino

Questi artisti esprimendosi in modo diverso hanno dipinto su tela quanto volevano rivelarci del segreto che entrambi conoscevano. Ma c’è anche un altro quadro, Le tentazioni di Sant’Antonio di Teniers, che ha molte analogie con i quadri citati di questi artisti.


Le tentazioni di sant’Antonio di Teniers

Cito anche il quadro di Teniers insieme al quadro di Poussin e a quello di un autore anonimo relativo a L’incoronazione di Celestino V, (dove CelestinoV ha in mano una Chiave, per la ragione di quella Chiave si veda la relazione sul mosaico) perché il parroco Bérenger Saunière, si fece fare copia anche di questa opera quando da Rennes-le-Château andò all’università di Parigi per verificare se le pergamene che aveva trovato, e dove sembra fosse anche scritto che Gesù era vivo nel 45 d.c., fossero autentiche. A conferma di ciò si veda quanto scrive Henry Lincoln nel suo libro Il Santo Graal prima e nel libro Il codice segreto della croce poi, dove riporta anche che esperti, da lui interpellati durante le ricerche, riferiscono che ai tempi in cui furono dipinti i quadri si diceva che Poussin e Teniers “detenessero la chiave”. Significa che erano discendenti di Maria? Potrebbe essere così.


L’incoronazione di Celestino v di autore anonimo

Come scrive Henry Lincoln nel suo libro Il codice segreto della croce, riportando ciò che gli era stato detto a suo tempo da una persona che lo contattò mentre portava avanti le sue ricerche, se Gesù fosse stato vivo nel 45 d.c., questo distruggerebbe totalmente il dogma “cristiano”. Quella persona, era un alunno dei professori dell’università che esaminarono le pergamene trovate da Saunière constatandone l’autenticità.

Ma oltre ai quadri di Poussin e di Teniers citati, ve ne è anche un altro che secondo me contiene in modo diverso lo stesso massaggio; mi riferisco a Lorenzo Lotto, conosciuto come pittore “alchemico”, ed al quadro noto come il Putto che incorona il teschio, dipinto quasi un secolo prima dei quadri del Guercino, di Poussin e di Teniers. Ciò sembra confermare l’ipotesi – da noi suffragata – secondo cui ciò che i Cavalieri, divenuti poi Templari, trovarono, divenne un segreto di cui molti artisti erano a conoscenza introducendolo in maniera criptata nelle loro opere.


Il Putto che incorona il teschio di Lorenzo Lotto

Il significato di questa opera è per me il seguente: Quel putto (Amor=Dio)  incorona Maria (il teschio) sua passata incarnazione, che a suo tempo non era stata riconosciuta. Il Lotto lo ha dipinto bambino perché è ancora lontano il tempo in cui questo potrà realizzare il suo destino, e potrà farlo quando si incarnerà nella donna del futuro, quella che rimetterà le cose a posto restituendo giustizia a Maria; che è la stessa donna di cui ci parlerà Poussin col suo secondo dipinto I Pastori di Arcadia.
Il fatto che quanto dovrà accadere è ancora lontano nel tempo si deduce anche guardando nel quadro l’ora della notte attraverso la finestra aperta: è ancora notte fonda.
Se osserviamo il quadro del Guercino ed il primo I Pastori di Arcadia di Poussin, (che in comune hanno anche il teschio) sembra che la notte sia più vicina all’alba, come pure nel quadro di Teniers. Se osserviamo il secondo quadro di Poussin, l’alba sembra vicina a sorgere.

I pastori di Arcadia  del 1630:

Il primo quadro di Nicolas Poussin “I pastori di Arcadia” è del 1630, e sembra fu commissionato da Clemente IX all’artista quando questi frequentava Cassiano del Pozzo, segretario del cardinale Francesco Barberini (se fosse così è un’ulteriore conferma che le alte gerarchie ecclesiastiche sapevano). Pare sia proprio questo il quadro di cui Saunière si fece fare una copia.

In esso il soggetto di maggiore importanza è rappresentato dai quattro personaggi: tre uomini ed una donna. Due uomini e la donna sembrano fare gruppo mentre l’altro uomo, che giace in disparte accasciato, sembra affranto ma indifferente a quanto sta accadendo vicino a lui. Questo ci fa supporre che con gli altri non abbia nulla a che fare, ed in effetti è così. I tre rappresentati del gruppo sono: Maria, Mosè e Siddharta: - Il personaggio moro con la barba è Mosè (ed è Mosè anche il personaggio vestito –non a caso - di rosso nel quadro del Guercino) perché ha in mano un bastone che somiglia al Pastorale, diverso dal bastone del Buddha (che è l’altro personaggio nel quadro del Guercino) ma solo perchè è in lui che il Signore si è incarnato “ufficialmente” per primo.
La terza figura del gruppo è la donna con la veste bianca. La veste bianca è sinonimo di purezza d’animo ed è la Veste degli Iniziati una volta completato il Percorso.

Possiamo quindi pensare che la donna presente nel quadro è un’iniziata e secondo me questa donna iniziata corrisponde a Maria (che nel quadro del Guercino è rappresentata invece dal teschio. Infatti il teschio è su una pietra quadrata.. la testata d’angolo). Poussin, però, non ha dato il bastone a Maria. Non lo ha fatto perché come Messia non è stata riconosciuta.

Guardando il quadro, sembra che i tre leggano sorpresi quanto scritto sopra il sarcofago che è nell’albero. La simbologia dell’Albero, come sappiamo, è legata all’uomo (nel mosaico di Pantaleone è legata al Signore). In questo caso con quel sarcofago inserito nell’Albero, Poussin ci voleva dire di una sola vita del Signore, e, come è già stato ipotizzato da altri prima di me, probabilmente il sarcofago si riferisce alla tomba di Rennes-le-Château, dove era sepolta Maria (che qualcuno ha chiamato la Bella Addormentata). Luogo a cui probabilmente voleva riferirsi anche il Guercino.
Quindi Maria è rappresentata nel quadro vicina ai Profeti e nell’albero, perché quel sarcofago si riferisce a lei. Il paesaggio è quello di Rennes le Chateau perché quel luogo fa parte in modo particolare della storia del Signore sulla Terra; sia per il personaggio che vi è stato sepolto, sia perché da quella terra – e da una bambina, che è la nipote di Maria arrivata dall’Egitto insieme alla nonna ed alla mamma – ci sarà il proseguimento della Stirpe. Una storia di cui il Poussin con i suoi quadri ci racconta un fatto molto importante e tenuto segreto.

Nel mosaico di Pantaleone, la “nuova bambina” che proseguirà la Stirpe, è quel capro con la testa umana tra le zampe del “Cervo ferito” dalla freccia. E’ tra le zampe del  “Cervo ferito”, che rappresenta il Cristo in “Diana”, perché dipenderà dal riconoscimento o meno di “Diana”, cioè della nuova donna, che la generazione presente sulla Terra in questo momento si salverà.

Nel quadro di Poussin sembra che Mosè indichi la “D”. Potrebbe indicare l’intera frase visto che dentro quel sarcofago per l’artista c’è lo scheletro di Maria, il cui corpo vivo incarnava il Capo degli Dei che, l’artista ci sta dicendo, faceva parte di Arcadia, terra che nei miti è conosciuta come l’antica terra degli Dei. Potrebbe essere per lo stesso motivo che sulla tomba della marchesa d’Ablès si ritrovava la stessa scritta del sarcofago riportato nel quadro, Et in Arcadia Ego, ad indicare che anche la marchesa era una discendente di quegli dei.

Ma se accettiamo che il Profeta indichi la “D”, come scrive qualcuno, potremmo supporre che con la sua “fantasia artistica” Poussin fa sì che Maria racconti la sua storia ai Profeti, e Mosè indica la “D” perché Maria gli sta dicendo che il Signore era incarnato in lei e che quella era un’incarnazione “ufficiale” di Dio (Arca-dia: Arca = corpo; dia = Dia perché il Signore è in quel corpo femminile = matrimonio alchemico), e da quanto Maria sta dicendo ai Profeti, questi “apprendono con stupore” che anche in loro era incarnato l’Elohim, il Signore, mentre non era incarnato in Gesù.
Gesù, secondo me, è l’uomo che Poussin  ha dipinto in disparte, accasciato e distaccato vicino ad un sepolcro e che sembra disinteressarsi completamente di quanto gli altri stanno leggendo. Poussin ha messo a Gesù la corona d’alloro perché comunque anche lui, essendo il fratello di Maria, faceva parte di quella Stirpe. 
Ma l’acqua che esce dalla brocca che ha in mano quello che secondo me è Gesù, è un’acqua diversa da quella che esce dal fiume sotterraneo, che inizia invece da prima, in quanto esce dal fiume che è visibile da sotto il sepolcro.

L’acqua che versa Gesù, che è acqua della SUA “brocca”, potremmo dire che simbolicamente non è un’acqua di vita ma di morte, questo perché il messaggio di Gesù, che non era il messia, non poteva sortire lo stesso effetto. Una volta riconosciuta come Messia  doveva essere lei, Maria, a “versare l’acqua” perché era lei che gli ebrei dovevano riconoscere in quanto donna quindi legata al Femminino Sacro della Terra; ed era lei che una volta riconosciuta, dopo che l’Umanità si fosse rimessa sulla retta Via, avrebbe riunito tutte le religioni in una.

Questo, è quanto doveva accadere ma, da quanto sappiamo, non è andata così… e quanto è invece accaduto nel 33(?) d.c. e immediatamente dopo, è divenuto un segreto di famiglia. Segreto che anche i primi padri della Chiesa conoscevano ma che, per non perdere il potere che stavano acquisendo, mai rivelarono (vedi mosaico di Aquileia) anzi vi aggiunsero altre falsità (vedi donazione di Costantino). E mentre aumentavano i credenti di una religione che diceva cose inesatte e non vere, quel segreto sarà custodito gelosamente e tramandato dagli appartenenti di quella famiglia nonché dalle alte gerarchie ecclesiastiche.

I pastori di Arcadia di Poussin del 1639

Nella seconda versione, dove apparentemente sembra ci siano poche modifiche del soggetto rappresentato, possiamo notare invece vari cambiamenti: mentre il primo quadro ci raccontava di cose già accadute e quindi non mutabili, il secondo ci racconta del futuro, di un futuro non lontano e di cose che devono accadere ma che non sappiamo se si realizzeranno o meno. Questi due racconti hanno due millenni di distanza. È questa la diversità tra i due quadri.
Nel quadro del 1639, la situazione che sembra più o meno la stessa di due millenni prima non lo è perché i Profeti presenti nel quadro sono diventati quattro, in quanto sono presenti anche i due Profeti che fanno parte di quello che nella relazione sul mosaico di Otranto chiamo il secondo “calcolo pitagorico spirituale”.
Nel quadro non c’è Gesù. E’ presente una donna diversa ed è un luogo diverso che l’artista ci sta mostrando.

Nel quadro precedente, quello del 1630, non si riusciva ad identificare geograficamente il luogo perché l’artista, con la sua “fantasia artistica”, ha saputo celarlo. Ora che conosciamo l’identità dei personaggi – grazie anche alle ricerche di  Lincoln che ci ha permesso di riconoscere anche alcuni scorci del posto – possiamo dire che senz’altro Poussin si è ispirato per il suo primo I pastori di Arcadia ad un luogo nei dintorni di Rennes-le-Château, e che senz’altro, per quanto sappiamo di Poussin, e dalle ricerche che fece il parroco Saunière su di lui, era un luogo che l’artista evidentemente conosceva bene.

Nel secondo quadro, invece, il luogo potrebbe essere quello dove è stato ritrovato il sarcofago di Simon Mago che gli Ariccini continuano a chiamare il “balzo del Diavolo”, un luogo ancora oggi esistente e che molto probabilmente Poussin visitò, data la conoscenza che aveva anche del territorio dei Castelli Romani. (In alcuni quadri di Poussin al Louvre riconosciamo chiaramente alcuni scorci dei Castelli Romani, soprattutto quelli dedicati al lago di Castel Gandolfo). Quel luogo si trova appunto vicino ad una radura (oggi c’è una rotatoria con al centro l’arco lasciato a ricordo di dove fu ritrovato il sarcofago) e da quel luogo, guardando un po’ in su, possiamo vedere, oltre quello che viene chiamato il balzo del diavolo, anche la cittadina di Ariccia che possiamo riconoscere, guardando il quadro in prospettiva, nel piccolo monte che si vede oltre il sarcofago.  Gli alberi potrebbero essere quelli del Bosco Sacro di Diana, che da quel punto sono ancora visibili.

Ma non sarebbe forse così importante riconoscere quel luogo nel dipinto, se Pantaleone nel suo mosaico non ci avesse parlato di Simon Mago disegnandolo sorridente mentre si “getta” dentro un calice, e della donna del futuro, che lui ha disegnato invece come Diana, ma che è sempre la stessa di cui ci dirà in seguito Poussin. Diventa importante perché dei Castelli Romani (composti da sedici comuni, e “guarda caso” sedici sono anche i cerchi della parte del mosaico che chiamo “testa o cuore”, e sedici è anche il numero di Osiride, numero divenuto infausto perché Osiride è stato ucciso), è più precisamente del territorio che era occupato dal Bosco Sacro di Diana, ci parla appunto anche il monaco per darci l’indicazione della zona dove vivrà quella donna.

Ma veniamo ai personaggi presenti nel secondo quadro: è ben riconoscibile quello che secondo me nel primo quadro doveva essere Mosè. Il personaggio scalzo dovrebbe essere  Maometto, perché i Musulmani si scalzano quando entrano in un luogo sacro, e  lì dove è quella tomba è un luogo sacro. Mentre l’altro uomo, quello a cui la donna affettuosamente poggia il braccio destro sulla spalla, dovrebbe essere il Buddha. Potrebbe essere lui in quanto ha i sandali bianchi. I calzari sono il “simbolo” che indica il “camminare nella Vita”, mentre il bianco sappiamo è il colore usato per indicare la purezza; il Buddha, dopo che si “risvegliò”, condusse una vita molto rigorosa aiutando i suoi discepoli.

Simon Mago, uomo molto importante perché anche lui incarnazione del Signore, che insieme a Maometto fa parte del secondo “calcolo pitagorico spirituale”,  potremmo dire, è presente nel quadro ma in forma anonima. In forma anonima perché nell’opera è comunque presente il sarcofago che lo rappresenta.

La donna, invece, non è la stessa del primo quadro, (ciò è riconosciuto anche da chi ha esaminato le opere prima di me) quindi non è Maria, e lo si vede dagli abiti che indossa, perchè dai colori di questi abiti si evince che è molto importante.
È molto importante infatti, anche se di umili origini come ci dice Dante, e lo è perchè è la donna dell’ultimo tentativo del Signore per salvare l’Umanità. È quella che chiuderà l’ultima delle cinque Ere, ed è quella in cui si incarnerà il Cristo (forse sarebbe più esatto dire il Capo dei Cristi, o l’Anima più antica) dei tempi della fine, per questo è molto importante ed è per questo che Poussin le ha dipinto i sandali color oro e le ha messo il copricapo frigio.
Neanche questa donna non ha però il bastone. Poussin non glielo ha “dato” perché anche questa volta non si sa se sarà riconosciuta o meno.

Pantaleone per dirci la stessa cosa, cioè che c’era il dubbio se sarebbe stata riconosciuta o meno, l’ha disegnata nel mosaico nella parte dei miti senza vestiti.

Quindi questi due artisti, Pantaleone e Poussin, in modo diverso, ci hanno espresso attraverso le loro opere lo stesso dubbio: Pantaleone non vestendola e Poussin non dandole il bastone. E neanche Teniers nel quadro Le tentazioni di San’Antonio –  dove è dipinta come una strega che sembra stia dicendo e indicando qualcosa all’uomo vicino a lei – le ha dato il bastone. Evidentemente non lo ha fatto per esprimerci lo stesso dubbio.

Anche per il quadro del Botticelli che conosciamo come la Primavera, è al Bosco di Diana che l’artista si è ispirato, perché l’antico romano dipinto richiama quello legato alla nota leggenda del Ramo d’Oro; e nel quadro del Botticelli che conosciamo come la Venere, l’artista sempre della donna di cui voleva dirci Pantaleone Poussin e molti altri artisti ci voleva dire, infatti, nel quadro è Helios che soffia alla donna “l’alito di vita”.

Quella donna, da quanto si legge nel mosaico di Otranto, è colei che deve portare il messaggio della fine, che è lo stesso che Giona portò alla città di Ninive.
Se tutto andrà bene, cioè se l’umanità la riconoscerà e l’ascolterà, se le verrà restituito il Sigillo che le appartiene, ella dovrà riunire tutta l’Umanità presente sulla Terra sotto una sola religione: la Kabbalà, il Cammino Spirituale personale. Solo così la Terra riprenderà la giusta Vibrazione ed eviteremo la catastrofe apocalittica.

Nella fantasia artistica di Poussin, la donna del secondo quadro, forse, oltre che dire agli altri Profeti che in quel luogo è sepolto Simone, è proprio tutto questo che sta dicendo agli altri. Forse, sta dicendo ai Profeti, che le religioni, nate loro malgrado da quanto i profeti avevano detto, erano il “Gioco” che doveva aiutare l’Umanità a crescere, perché è dai tempi di Salomone e della Regina di Saba che l’uomo avrebbe dovuto imparare quanto in seguito dirà Giovanni e quanto la donna del futuro dovrà solo ripetere, cioè, che in ogni uomo c’è un dio.

Quindi ognuno, singolarmente, ha una propria strada da percorrere per far crescere la propria Anima (o l’Alieno in lui) ma ha anche una propria grande responsabilità di cui farsi carico affinché le cose su questo pianeta (o dimensione) vadano nel modo giusto.

Dopo aver letto quanto interpreto nelle opere da me citate, la domanda che sorge spontanea è: come facevano queste persone a sapere?? Un oggetto? Dei documenti? Forse tutti e due, ma in questo momento forse saperlo non è poi così importante, quello che dobbiamo sapere è che: se la donna sarà riconosciuta (deve essere riconosciuta, lei non può dire chi è), e riuscirà a portare il suo messaggio, se dopo il messaggio in breve tempo cresceremo, cioè dimostreremo al nostro Padre Creatore di essere diventati “adulti” riuscendo a rimettere le cose a posto, riusciremo a salvarci. Se lo faremo, se ci salveremo, potremo quindi camminare singolarmente con la Kabbalà attraverso le sue Vie, e di singolo in singolo tutti insieme andremo verso una unica Strada. La terra potrà così riprendere la sua giusta Vibrazione e l’ Amore e la Giustizia tra gli Uomini  regnerà.
E chissà se, in quel momento, il “Dio” nostro Creatore si mostrerà e, come è scritto nell’Apocalisse, potremo vedere la Gerusalemme Celeste, (che dovrebbe essere una mastodontica astronave) e chissà se, in quel momento, avremo poi il Dono che avremmo dovuto avere duemila anni fa. Chissà.

Note
(*1) E’ dall’apparizione di Fatima e dal papa in carica a suo tempo che dobbiamo iniziare a contare i  re di cui ci dice l’Apocalisse.
Apocalisse:
(…..) Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna, e sono anche sette re. I primi cinque sono caduti, ne resta ancora uno in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette (……)
Spiegazione:
I sette colli sui quali è seduta la prostituta vestita di porpora sono quelli di Roma dove ha sede la città del vaticano.
Poi l’Apocalisse ci parla di sette re di cui 5 caduti, poi di un ottavo che deve ancora venire.
Benedetto XV non ha rivelato il messaggio di Fatima, dopo di lui hanno continuato a tenere il segreto:
Pio XI: caduto n 1,
Pio XII: caduto n 2,
Giovanni XXIII: caduto n 3,
Paolo VI: caduto n 4,
Giovanni Paolo I: non caduto....(assassinato perchè voleva rivelare la verità? Ed aveva iniziato a farlo col dire che Dio è prima di tutto Madre…? evidentemente il tino dei martiri si doveva riempire.. perchè le profezie si avverassero)
Giovanni Paolo II: caduto n 5

Di Benedetto XVI° che ha in lui l'anima di Benedetto XV°, (per questo è scritto che l’ottavo re è uno dei sette. Ed è vero che Benedetto XVI è l’ultimo papa come ci dice Malachia) non possiamo sapere se "cadrà" o meno (cioè se sarà colpito dalla seconda morte) perchè finche è in vita può sempre cambiare il suo destino, quello della sua anima e quello dell'Umanità, perché sono le azioni su questa Terra che segnano il destino del nostro pianeta e della nostra anima nell’aldilà.

(*2) Nous : termine greco di difficile resa, che indica l’intelligenza (o comprensione) superiore.

Bibliografia:
riferirsi alla bibliografia del sito www.mosaicodiotranto.net
ed ai siti:
http://cosco-giuseppe.tripod.com/misteri/i_misteri.htm
http://members.xoom.virgilio.it/epiic/segreto.htm

http:cosco-giuseppe.tripod.com/storia/intervista_a_giuseppe_cosco.htm
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep4/ep4bald.htm
http://www.duepassinelmistero.com/Basilica%20di%20San%20Lorenzo%20in%20Lucina%20Roma.htm
http://www.duepassinelmistero.com/Mito%20e%20mistero%20di%20RlC.htm
http://apocalishttp://www.duepassinelmistero.com/Rennes%20le%20C.htmselaica.it/varie/miti-misteri-e-poteri-occulti/rennes-le-chateau-e-il-codice-da-vinci